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Geomorfologia

L’obiettivo del presente studio è quello di fornire un quadro esauriente delle caratteristiche geologiche, geomorfologiche ed idrogeologiche del territorio della Riserva Naturale Regionale “Lecceta”. In particolare, in base alle norme dettate dal D.M. 11.03.88., riguardanti le indagini su grandi aree, lo studio è stato articolato nelle seguenti fasi:

Reperimento di informazioni di carattere bibliografico relativi a studi ed indagini eseguiti nell’area, analisi delle foto aeree I GM (volo del 1985) in scala 1:33.000

Rilevamento geologico di superficie, esteso anche alle Zone immediatamente confinanti con la Riserva

Rilevamento geomorfologico dei processi morfodinamici e dei loro prodotti, sia attivi che quiescenti o stabilizzati

L’insieme delle osservazioni e delle deduzioni è stato sintetizzato nella carta tematica allegata, la carta geologica e quella geomorfologica. I dati che verranno presentati, costituiscono un ulteriore contributo alla conoscenza della geologia di questa zona, che presenta delle peculiarità e complessità tali che negli ultimi anni ha trovato l’interesse sia della comunità scientifica che di quella della ricerca petrolifera.

UBICAZIONE E RIFERIMENTI TOPOGRAFICI
Dal punto di vista topografico l’area è compresa nei fogli 362151 - 152 - 153 della Carta tecnica dell’Italia Meridionale (scala 1:5000). La Riserva si localizza geograficamente tra la foce del fiume Sangro, il torrente Osento a sud e il mare verso nord.

INQUADRAMENTO GEOLOGICO GENERALE
L’area della Lecceta è ubicata geologicamente, nel settore pi esterno della zona pedemontana appennica, precisamente nella piana tra la Majella e l’Adriatico, nella parte terminale di una delle tante dorsali in cui il settore è suddiviso dalle valli dei corsi d’acqua che affluiscono all’Adriatico. In questo settore affiorano in larga prevalenza sedimenti marini argillosi di età compresa tra il Miocene superiore ed il Pleistocene, sormontati nelle zone più prossime al mare, da terreni sabbioso-conglomeratici, sempre di ambiente marino, del Pleistocene. Questi sedimenti a granulometria grossolana testimoniano il progressivo ritiro del mare dalla zona, tra la fine del Pleistocene e l’inizio del Quaternario; in particolare, l’ambiente di sedimentazione delle peliti basali e quello da infraneritico ed epibatiale, le sabbie costituiscono depositi di spiaggia sommersa e battigia, mentre i conglomerati e più in generale le ghiaie formano in parte depositi di spiaggia ed in parte depositi fluviodeltizi. Localmente questi terreni sabbioso conglomeratici sono coperti da spessori anche considerevoli di limi argilloso-sabbiosi, ultima testimonianza del ritiro del mare dall’area. Il passaggio tra la formazione argillosa sottostante e quella sabbioso-conglomeratica sovrastante avviene con gradualità, infatti si verifica un sensibile e progressivo aumento del numero e dello spessore delle intercalazioni sabbiose nella parte alta della formazione argillosa. I terreni sabbioso conglomeratici di superficie nella porzione basale sono costituiti da sabbie giallastre grana medio-grossa in grossi banchi sciolte o debolmente cementate, con intercalati orizzonti e lenti di modesto spessore più cementati. Verso l’alto queste sabbie passano gradualmente a sabbie variamente associate a ghiaie, da sciolte a fortemente cementate con prevalenza di termini ghiaioso-conglomeratici dell’emergente catena. La genesi di questi depositi grossolani è da ricercar nello smembramento dell’emergente catena appenica per erosione e successivo deposito nella vasta depressione marina adriatica. Lungo il versante settentrionale e prospiciente il mare, le formazioni sopra descritte sono coperte da prodotti della degradazione meteorica ed in particolare da vere e propri accumuli di frana connessi alle sabbie ghiaie con spessori considerevoli. Si rilevano infatti ghiaie lavate o in matrice limo sabbiosa e blocchi isolati completamente ribaltato sia di sabbie che di conglomerati. Lungo i corsi d acqua Sangro a nord, limite settentrionale della Riserva e a sud l’Osento si rinvengono depositi alluvionali in parte terrazzati.

LINEAMENTI TETTONICI
L’area compresa tra il bordo orientale appenninico e la linea di costa che prima del Pliocene medio era interessata da una generale subsidenza, subisce un sollevamento nel tratto lungo la costa è compresa tra 50 e 150 m circa. Durante la fase di sollevamento i depositi plio-pleistocenici lungo la costa vengono basculati verso N e verso ESE ; né sono la testimonianza la giacitura degli strati, la simmetria dei depositi alluvio-nali lungo il fiume Sangro con terrazzi sviluppati soprattutto su lato occidentale, con la migrazione verso E dell’alveo ecc. Dagli studi sulla neotettonica del Foglio 148 “Vasto” si deduce che la valle del Fiume Sangro sarebbe imposta lungo un graben orientato SW-NE. In particolare, del versante destro del fiume è presente una faglia normale, orientata anch’essa SW-NE. Una seconda faglia normale con andamento E-W è presente in destra del Fiume Osento.
Queste due faglie si sono sviluppate a partire .circa 3 M.a. Gli intensi movimenti tettonici sviluppatisi nel Pliocene e nel Quaternario controllano anche l’attività sismica che colpisce periodicamente le aree costiere adriatiche.

INQUADRAMENTO GEOMORFOLOGICO
L’area oggetto di studio fa parte dei rilievi collinari che caratterizzano tutta la fascia periadriatica compresa tra la catena appenninica ss. e la costa.
Tali rilievi, mostrano ampie spianate nelle loro parti sommitali, che possono raggiungere quote comprese tra circa 120 m e 25 m s.l.m. e sono separati da incisioni di corsi d’acqua con prevalente andamento WSW-ENE il Sangro,l’ Osento e fosso del Diavolo. Circa lo sviluppo del reticolo idrografico si rileva che i due corsi d’acqua principali, cioè il Fiume Osento e il Fiume Sangro, mostrano:

Reticoli asimnetrici con affluenti di sinistra più lunghi tu quelli di destra

Valli asimmetriche

Sviluppo dei depositi terrazzati più antichi solo in sinistra dei principali corsi d’acqua

Meandri abbandonati solo in sinistra

Il fosso del Diavolo orientato parallelamente alla linea di costa nel tratto medio inferiore svolge una intensa attività erosiva. I rilievi collinari si affacciano direttamente sulla costa con scarpate più o meno strapiombanti (falesie) che sono oggetto di estesi fenomeni franosi; essi si rinvengono anche lungo le incisioni dei corsi d’acqua. Dal punto di vista dell’evoluzione morfologica dei versanti, la franosità rappresentai indubbiamente l’aspetto più portante perché i movimenti di versante sono numerosi e si possono distinguere in attuali e più vecchi (paleofrane) e si riconoscono nei versanti, sia lungo la fascia costiera che lungo i corsi d’acqua. In particolare lungo la strada statale e lungo la via comunale Lago dei Dragoni si rilevano nicchie e corone di. Frana attive che si sono sviluppate su materiale già destabilizzati, paleofrane o frane storiche e che si riattivano su piccole porzioni del versante stesso in concomitanza di forti precipitazioni. I dissesti che si riscontrano nella fascia di territorio prospiciente il mare e che quindi interessano praticamente l’intera area della Riserva, sono dovuti ad un primo movimento che interessa le peliti basali; successivamente, secondo diversi autori, esso si svilupperebbe verso monte con rotture progressive provocando spostamenti anche nelle parti superiori dei versanti. Questo movimento causerebbe lo scivolamento verso il basso di una parte dei ripieni sommitali delle con formazione di una struttura a graben, mentre la parete originaria si muoverebbe con una prevalete componente orizzontale formando una cresta ben pronunciata. Il movimento del detrito lungo il pendio, durante questo scivolamento, causa instabilità e l’esten-dersi della rottura progressiva. Ulteriori movimenti di questa. massa determinano l’arretramento della parete ed il degrado dell’ammasso detritico con demolizione della cresta precedentemente formatasi e l’allargamento del graben. Due grandi movimenti franosi connessi ad eventi antichi si riconoscono nell’area della galleria del Diavolo; il più esteso è ubicato parallelamente alla costa e si sviluppa per una lunghezza di circa 3750 m. Tale movimento ha causato lo scivolamento di grossi blocchi di sabbie e ghiaie che in alcuni casi sono costituiti da pacchi di strati sabbiosi e ghiaiosi. Il secondo movimento franoso è situato sul versante destro del Fiume Sangro e si estende ad W; in questo caso però le pendici del versante interessato dalla frana sono coperte da bosco che esercita indubbiamente un’azione protettiva della coltre detritica connessa al movimento franoso. Una delle frane storiche documentate risale ai primi 16 del ’9OO che costituiscono un periodo nefasto per la linea ferroviaria tra Francavilla e Vasto per i numerosi e gravi eventi franosi costieri che si verificarono a Torino di Sangro tra le foci del Fiume Sangro e del Torrente Osento. Particolarmente rilevante la frana avvenuta il 27 Novembre 1916 che, in seguito a persistenti e abbondanti piogge, ha dislocato un tratto di circa 2 km di sede ferroviaria.(Segrè, 1918) tra le progressive km 391+550 e 393+600. L’evento franoso avvenne di notte e causò tra l’altro il deragliamento-rovesciamento di un treno che si rovesciò lungo la scarpata ferroviaria. Il movimento coinvolse le argille del fondale marino che furono sollevate di circa 10 sul livello del mare fino ad una distanza di circa 200 m dalla linea di costa. Successive ricerche hanno evidenziato come la frana sia stata la rimobilitazione parziale di un precedente corpo di frana, che a sua volta ha avuto luogo nell’ambito di un enorme corpo di deformazione gravitativi profonda, nella cui rottura principale si è impostato l’alveo del Torrente Osento a sud.

RILEVAMENTO GEOLOGICO E GEOMORFOLOGICO DELLA RISERVA
L’area della Riserva è stata oggetto di un rilevamento geologico e geomorfologico di dettaglio (vedi carta geologica e geomorfologica allegata) a partire dallo studio di foto aeree e carte topografiche in scala 1:25.000 e 1:5000. L’area indagata è compresa tra la linea di costa/spiaggia cosiddetta Dragoni e il torrente Osento a sud delimitato verso ovest dal fiume Sangro. Questa porzione di territorio prospiciente la linea di costa si presenta piuttosto articolata; in particolare il tratto compreso tra la foce del fiume Sangro e il limite orientale della riserva, nei pressi della foce del fosso del Diavolo è caratterizzato da un versante mediamente acclive nel tratto compreso tra la strada statale e quella comunale lago Dragoni e da una rottura morfologica netta con pareti spesso sub verticali “falesia” tra quest’ultima strada e il bordo del pianoro di Lentesco. Il bordo del pianoro orientato circa NE-SW si segue lungo tutto il fronte della Riserva spesso con andamenti arcuati alle pendici del quale si rilevano coltri di materiale caotico costituito da sabbie e ghiaie lavate o in matrice limo sabbiosa, talvolta in blocchi, completamente ruotati che costituiscono i vecchi accumuli di frana. Questo tratto di pendio compreso tra il bordo della piastra e la strada statale è caratterizzato da ondulazioni del terreno, rotture di pendio, rigonfiamenti e acclività variabili (pendenza media del 35%), con tratti subpianeggianti delimitati a monte e a valle da scarpate, tutte forme queste, che rappresentano un chiaro segno di instabilità diffusa dell’intera zona con riattivazione di frane, segnalate lungo tutto il versante. A sud il residuo di piastra di Lentesco è delimitato dal fosso del Diavolo che scorre con andamento E-W; il torrente incide profondamente il pianoro (erosione attiva) mettendo in risalto particolari sezioni naturali con affioramenti di sabbie medio fini di colore giallo e arancio caratterizzate da una stratificazione a tratti ondulata con bioturbazione in basso di conglomerati in grossi banconi intercalati a vari livelli ghiaie e ciottoli nel parte alta. Ancora più a sud l’altro residuo di piastra, Piano Sodero e Piano San Tommaso sono delimitati da scarpate morfologiche impostate lungo lineamenti di discontinuità tettonica e quindi dalla valle del torrente Osento. Lungo la spiaggia, a ridosso della linea ferroviaria sono evidenti i segni di dissesto sui manufatti di protezione dei binari; in particolare a circa 700 m dal casello ferroviario verso sud, è stato rilevato un affioramento di argille grigio azzurre dove è stato possibile misurare anche la giacitura 230 (NW-SE),40° SW. Con l’arretramento della linea ferroviaria e il conseguente abbandono da parte delle Ferrovie dello Stato del tracciato, con la mancata manutenzione delle opere di contenimento e di protezione, gli elementi di dissesto rilevati tenderanno ad aumentare; è evidente quindi che qualsiasi sia la destinazione futura di questo tratto di costa è necessario attivare un programma di manutenzione e risistemazione di tutte quelle opere di protezione che per anni hanno fatto fronte all’azione erosiva e di scalzamento al piede del versante. Sul lato occidentale lato Sangro si rilevano scarpate morfologiche che rappresentano vere e proprie nicchie di frana che in alcuni casi tranciano gli stessi crinali, sabbioso conglomeratici ben visibile il taglio e la nicchia lungo il sentiero che da quota 88.1 segue la cresta verso nord fino alla quota 74.8. Profonde scarpate con dislivelli importanti si segnalano nei pressi del cimitero inglese e lungo tutto il bordo del pianoro verso nord.

IDROGEOLOGIA
La situazione litostratigrafica dell’area della Lecceta dal punto di vista idrogelogico è caratterizzata da una successione nella quale si riconosce un acquifero composto dalle ghiaie e sabbie che complessivamente hanno una permeabilità medio-alta. Tale acquifero è sostenuto da un acquiclude, affiorante solo in alcuni punti lungo la spiaggia (vedi sopra) o comunque coperto da coltri e accumuli di frana rappresentato dalle peliti basali. Lo spessore del complesso sabbie-ghiaie, di solito non superiore a 80-90 m, e la configurazione morfologica dell’area non consentono l’accumulo di corpi idrici rilevanti, ma la situazione è talora complessa perché nel sottosuolo i depositi pelitici e pelitico-sabbiosi contengono intercalazioni lenticolari di sabbie, che favoriscono lo sviluppo di anisotropia idraulica. Nella zona, rilevata anche durante le fasi di indagine per la realizzazione della galleria del “Diavo-lo” per l’arretramento del tracciato ferroviario, sono state riscontrate tre situazioni idrogeologiche diverse. Verso nord è stata rilevata una circolazione idrica superficiali all’interno dei materiali detritici in frana (imbocco nord della galleria), verso sud la soggiacenza della piezometria si attesta intorno ai 16 m con falda leggermente in pressione. I pozzi individuati nella fase di rilevamento soprattutto sui pianori, Sodero, Lentisco e San Tommaso evidenziano comunque la presenza di acqua all’interno dei depositi ghiaiosi, falde sospese sono individuali all’interno dei materiali detritici e caotici in frana e all’interno degli orizzonti sabbiosi che sono stati individuati a più livelli all’interno delle peliti, parte alta. Ver,so nord lungo la strada per c/da Lentisco, all’imbocco della grotta/galleria per il fosso del Diavolo, un pozzo realizzato da poco individua una falda con livello piezometrico intorno ai 7 m dal p.c.

AREE DI INTERESSE GEOLOGICO E GEOMORFOLOGICO
La Riserva nata per le particolarità faunistiche e floristiche, presenta anche siti di particolare inte-resse geologico nonché di particolare pregio naturalistico e paesaggistico e storico riferito alle opere di difesa realizzate mantenute dalle ferrovie dello Stato che sono delle vere e proprie opere d’arte. Lungo il sentiero a partire dalle rovine della Masseri Tessitore proseguendo lungo le creste di quota 88,1, 7 e 74,8 verso nord sono visibili sezioni naturali che evidenziano il passaggio tra le formazio-ne ghiaiosa e le sabbie sottostanti; sabbie che in alcuni tratti si presentano stratificate con lamina-zioni e ondulazione parallele e incrociate con bioturbazioni e particolari colorazioni che vanno dall’arancio al giallo. Buone esposizioni di sabbie con particolare presenza di questi elementi tipo flute casts si rilevano in prossimità della grotta che permette di entrare nella valle del Diavolo salendo dalla stradina di c/da Lentisco. Gli stessi affioramenti di argille stratificate e basculate perché coinvolte nella frana del Novembre del 1916, rappresentano elementi di particolare interesse non solo geologico, in quanto rari, (coperti da spessori anche considerevoli di coltri), ma anche storico, rappresentando il residuo del fondale marino che si sollevò di circa 10 m slm fino ad una distanza di circa 200 m dalla linea di costa. Le due ultime foto mostrano, i muri di contenimento a protezione della ferrovia, realizzati con pietra calcarea squadrata, più volte risistemate a mano, testimoniano anche l’attenzione e il rispetto di una ambiente che tutto sommato è stato anche salvaguardato utilizzando materiali di recupero e comunque poco impattanti. Le opere di protezione ormai non più manutenute rischiano di essere risucchiate dal mare mettendo a rischio le stesse aree protette nonché la parte a monte edificata.

(Massimo Ranieri)

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