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Flora

Fiore 1 - Clicca per ingrandireIl bosco di Torino di Sangro si caratterizza come l’unica selva costiera residuale, di una certa estensione e consistenza, del litorale adriatico compreso tra il Biferno a sud e il Monte Conero a settentrione. L’ultima vestigia di quelle immensa selva che, secondo Edrisi geografo arabo alla corte normanna, si estendeva senza soluzione di continuità da Campomarino, in Molise, fino ad Ancona. Il bosco di Torino di Sangro ha costituito l’ultimo rifugio di molte specie nemorali nell’ambito della fascia costiera medio-adriatica dove i boschi sono stati sistematicamente distrutti dall’uomo, fino al loro totale annientamento, per favorire le aree agricole. Si tratta di una selva il cui strato arboreo è dominato dal leccio (Quercus ilex L.), ornello (Fraxjnus ornus L.) e rovei-ella (Quercus pubescens WillcL) che costituiscono una fitocenosi inquadrata nell’associazione Orno-Quercetum ilicis (Tammaro, Poldini, 1988), mentre nei settori più freschi, con suolopiù profondo si insedia compatto il cerro (Quercus cerris L.). Colpisce la ricchezza di specie appartenenti al genere Quercus presenti in questo lembo di foresta costiera scampato alla scure: oltre al leccio, cerro e roverella va segnalata anche la presenza di un nucleo di farnia (Quercus robur L.) nella porzione del bosco che si spinge sul fiume Sangro (Manzi, Pellegrini, 1994), inoltre la cerro-sughera (Quercus crenata Lam.), quest’ultima entità floristica estremamente rara nella regione (Tammaro1983).

Ayuga reptans - Clicca per ingrandireNel bosco hanno trovato rifugio anche specie forestali di ambienti più freschi come nel caso di Lathyrus venetus (Mili.) Wohlf. oppure di Rhamnus catartica L., questo conferma ma l’importanza delle formazioni forestali per il mantenimento delle specie mesofile e, in generale, la loro influenza sul un mesoclima che tende ad essere più fresco ed umido. Di rilevante interesse è la scoperta, nella parte del bosco che scende sul fiume Sangro, di un nucleo di vite selvatica (Vitis vinifera subsp. sylvestris Hegi). Questa piccola popolazione è insediata nel lembo di bosco planiziale con farnia ai margini di una risorgiva perenne di acqua. La vite si comporta quale specie lianosa ed utilizza come sostegno le piante di farnia e leccio della boscaglia. L’immagine di questi fusti lianosi, poderosi che si arrampicano sulle alte farnie, costituisce una rara  testimonianza dell’antico habitat della vite selvatica rappresentato proprio dai boschi riparali e planiziali, oppure le leccete fresche di forra su substrato acido. Le radure che si aprono all’interno del bosco o ai suoi margini arricchiscono sensibilmente la flora delcomplesso forestale. Spesso sono proprio questi ambienti aperti in cui si insediano le fitocenosi di sostituzione del bosco ad ospitare le specie più interessanti, o quantomeno più rare e localizzate. Va comunque evidenziato che gli incendi ripetuti favoriscono il tagliamani (Ampeloclesmos mauritanicus Dur. et Sch), una grossa graminacea cespitosa che tende a costituire formazioni monospecifiche impenetrabili, con ripercussioni negative sulla diversità della fitocenosi, in particolare sulle specie eliofile.

LE SPECIE DI MAGGIOR INTERESSE PRESENTI NEL BOSCO
Di seguito vengono riportate le specie floristiche rare e di interesse fitogeografico rinvenute nell’ambito del presente studio o segnalate nell’area del bosco di Torino di Sangro da precedenti contributi floristici e vegetazionali.

Afuga iva (L.) Scherb.
Specie erbacea steno-mediterraflea. In Abruzzo raggiunge il limite settentrionale del suo areale distributivo sul versante adriatico. Nella regione è segnalata per poche località perlopiù costiere. Nel bosco diTorino di Sangro è stata rinvenuta in una formazione arbustiva a lentisco (Pistacia lentlscus) nella fascia marginale (Conti et al., 2002).

Allium cbamaemoly L
Piccolo aglio selvatico mediterraneo con fioritura invernale. La specie si localizza in Abruzzo essenzialmente in poche stazioni lungo il litorale (Conti, 1998). Nel Bosco di Torino di Sangro, questa liliacea presente nelle radure e lungo i sentieri con una popolazione che, al momento, può essere considerata più consistente in ambito regionale.

Carex depauperata Curtis cx With
Rara carice legata ai boschi termofihi, in Abruzzo è segnalata solo per il Bosco di Torino di Sangro (TammarO, 1987), stazione che segna il limite settentrionale della distribuzione di questa ciperacea sul versante adriatico italiano. La pianta è inclusa, con lo stato di “vulnerabile”, nella Lista Rossa delle piante in estinzione della regione Abruzzo (Conti et al., 1997).

Iris lorea Janka sinonimo Iris collina N. Terracc.
Si tratta di un iris bello e alquanto raro, in Abruzzo segnalato solo nel territorio di Atessa (Vallaspra) e per il Bosco di Torino di Sangro ove si localizza nelle radure nel settore; settentrionale della cenosi forestale (Conti, Manzi, 1996). Il fiume Sangro costituisce il limite nord dell’areale italiano di questa specie che presenta buone potenzialità quale pianta ornamentale. Iris lorea è pianta inserita con lo status di “rara” nella Lista Rossa delle piante in estinzione in Abruzzo (Conti et al., 1997). In considerazione della sua rarità nel bosco, si ritiene opportuno reintrodurre nell’area protetta individui o semi da prelevare nell’Orto Botanico di Lama dei Peligni ove sono in coltura alcuni esemplari di Iris provenienti proprio dal bosco di Torino di Sangro.

Quercus crenata Lam.
Si tratta di una quercia di probabile origine ibridogena tra il cerro e la sughera (Quercus suberL.). Nella regione, alcuni individui più o meno isolati di questa specie arborea sono stati segnalati, oltre Torino di Sangro anche in poche altre stazioni (Conti, 1998). Il toponimo “Sovere”, riscontrato nel territori del comune di Torino di Sangro, lascia ipotizzare la presenza passata di questa quercia a cui accennano anche alcuni scrittori di storia e corografia frentana del passato.

Ophrys exaltata Teli. subsp. archipelagi (Golz Ct H.R. Reinard) Del Prete
In Abruzzo, questa rara orchidea è segnalata solo per il Bosco di Torino di Sangro, in particolare nelle radure che si aprono nel settore settentrionale del biotopo. In Italia si rinviene, oltre che in Abruzzo, solo in Puglia e Basilicata (Conti et al., 2005) e di certo costituisce la specie floristica più rara presente nel bosco.

Vitis vinifera L. subsp. sylvestris(Gmelin) Hegi
Si tratta dell’unica stazione nota per l’Abruzzo della vite selvatica. Il piccolo nucleo di vite, progenitore delle viti coltivate, si rinviene nella parte del bosco che scende sul Sangro a ridosso di una sorgente perenne ove si localIzza anche il nucleo di farnia.Attualmente, l’area non è inclusa nel pe-rimetro della Riserva pur localizzandosi a ridosso. La popolazione si compone di diversi individui, anche di dimensioni rilevanti, con fiori unisessuali (carattere principale che distingue la vite selvatica da quella coltivata), anche se va rilevata la presenza di esemplari con fiori ermafroditi, con la parte maschile meno sviluppata di quella femminile. Gli altri caratteri utili per distinguere la vite selvatica quali la forma dei semi e le caratteristiche dei frutti concordano (Manzi, 2006). La pre-senza del progenitore della vite coltivata nel Bosco costituisce un elemento di grande interesse sia di carattere floristico ed agronomico che storico-culturale.
Tra le altre specie che si riscontrano nel bosco, oltre alla già citata farnia (Quercus robur), si segnala anche la presenza di Festuca exaltata C. Presl sinonimo Festuca drymela., una grossa graminace che caratterizza il sottobosco della selva. La specie è distribuita essenzialmente in Sicilia e Italia meridionale. In Abruzzo questa graminacea risulta presente perlopiù nei boschi lungo il fiume Trigno e quelli sul Sangro dove si rinviene anche nelle leccete nel territorio di Roccascalegna e i boschi di caducifoglie di Monte Moresco nei pressi di Torricella Peligna. Nei boschi del Gran Sasso la specie risulta rara e localizzata solo in alcune aree del versante teramano.
Va rilevata anche la presenza di Carex dlstachya Desf., una rara carice che vegeta nelle leccete ed altri boschi termofili (Conti, 1998), inoltre, quella di Convolvulus althaeoides L., un elegante colvolvolo presente a ridosso delle siepi e mantello del bosco, decisamente raro nell’ambito del territorio regionale (Conti, 1998). In una grossa pozza localizzata all’interno del bosco è stata riscontrata una popolpione di Alisma-plantago-aquatica L. con caratteristiche morfologiche piuttosto anomali tali da suggerire un approfondimento sistematico di questa popolazione.

PRESENZE FLORISTICHE RILEVANTI NELLE AREE ADIACENTI AL BOSCO DI TORINO DI SANGRO
Anemone hortensis - Clicca per ingrandireLa riserva regionale del Bosco di Torino di Sangro risulta confinante, se non fosse per la strada asfaltata e l’area urbanizzata, a due ambienti di grande interesse naturalistico e più specificamente floristico-vegetazionale. Il primo è costituito dalla foce del fiume Sangro, probabilmente la meglio conservata in Abruzzo. Il fiume è delimitato da folte boscaglie riparali a Populus alba L. ed Alnus glutinosa (L.) Gaertn., men- tre in prossimità del mare si rinvengono residui di formazioni vegetali degli ambienti salmastri con piante ormai divenute rare in ambito regionale e nazionale come nel caso di Linum maritimum L., Era nthusravennae (L,) P. Beauv., Salicornia patula Duval-Jouve, Vitex agnus-castus L. L’altro ecosistema interessante, prossimo al bosco, è costituito dal litorale di Torino di Sangro, ove tuttora si rinvengono specie vegetali costiere ormai divenute rare e localizzate in ambito regionale a seguito dell’alterazione subita dalle spiagge. Tra queste si segnalano Stachys maritima Gouan, Anthemis marithna L.,Pancratjum maritimum L., Filagopygmaea L., Myrtus communis L. (Conti, 1998).

(Aurelio Manzi)

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