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Erpetofauna
La
Lecceta di Torino di Sangro è Riserva Naturale Guidata, per
una superficie di 170 ettari, dal dicembre del 2001 in virtù
della l.r. 67. Già in precedenza un’altra legge regionale (45/1979)
individuava un biotopo costiero tra Fossacesia e Casalbordino,
nel territorio comunale di Torino di Sangro, per complessivi
218 ettari. Prima ancora, nel 1971, la Società Botanica Italiana
aveva individuato questo raro bosco relitto litoraneo come importante
biotopo di rilevante interesse vegetazionale. All’interno del
bosco, l’autore, con alcune collaborazioni, ha condotto dal
1980 al 2000 metodiche osservazioni (Di Tizio e Di Francesco,
2004) principalmente finalizzate a rilevare la presenza e la
consistenza numerica della popolazione della testuggine europea
comune Testudo hermanni. Sono state anche raccolte
informazioni indirette attraverso comunicazioni personali di
appassionati frequentatori dei bosco, in particolare da DiTizio
5. per il periodo 1980-1990 e da Alessandrelli R., per gli anni
dal 1995 a oggi, Dal 1998 le ricerche sono state estese, con
la preziosa collaborazione dello stesso Alessandrelli, a siti
contigui ma esterni all’area protetta. Le osservazioni sono
state compiute prima per iniziativa individuale, quindi nell’ambito
del «Progetto TESTUDO Abruzzo», attivato dal WWF nella seconda
metà degli anni ‘80 e sono state integrate, a partire dal 1995,
dall’attività di ricerca per l’Atlante nazionale degli Anfibi
e Rettili e per il censimento dell’ erpetofauna in Abruzzo (Ferri
et al. 2000~~ Per quanto finalizzate allo studio di Testudo
h. hermanni, queste osservazioni hanno consentito di rilevare
e annotare anche la presenza di altra fauna erpetologica. Le
informazioni così raccolte sono state integralmente utilizzate,
insieme ai dati più recenti appositamente rilevati, per il presente
lavoro.
OGGETTO, FINALITÀ E METODOLOGIA DI LAVORO
Oggetto del presente studio è la fauna erpetologica presente
nella Riserva Naturale Regionale “Lecceta di Torino di Sangro”.
Obiettivo è quello di avere un quadro iniziale di riferimento
sulle presenze in situ, sulle emergenze faunistiche e sulle
potenzialità delle varie specie, al fine di favorire, anche
attraverso successive e più dettagliate ricerche, concrete azioni
di tutela e di sostegno della fauna in esame. La ricerca, fatto
salvo quanto già esposto in premessa, è stata svolta a campione,
attraverso osservazioni sul campo negli anni 2005 e 2006, nelle
varie ore del giorno, tra primavera, estate e inizio autunno,
anche attraverso momentanee catture per l’osservazione e, ove
necessario, per l’identificazione degli esemplari incontrati.
CARATTERISTICHE AMBIENTALI DELLA RISERVA
La Riserva Naturale Guidata “Lecceta di Torino di Sangro” protegge
uno dei rarissimi boschi relitti litoranei dell’Adriatico, fondamentalmente
una macchia mediterranea mista, a dispetto della denominazione
di “lecceta”, costituita esclusivamente da latifoglie. Sono
presenti il leccio Quercus ilex, la roverella Quercus pubescens,
il cerro Quercus cerris, il carpino orientale Carpinus orientalis,
la coronilla Coronilla emerus, l’acero napoletano Acer neapolitanum,
il ligustro Ligustrum vulgare e il biancospino comune Crataegus
monogyna, con tratti di pregio naturalistico e paesaggistico,
a differenza della gran parte dei rimbo-schimenti costieri realizzati
dall’uomo talora anche con specie alloctone. Si tratta di un
bosco ripariale fitto e piuttosto intricato, con sottobosco
denso a tal punto da rappresentare in alcuni tratti una vera
barriera nonostante sia stato negli anni più volte danneggiato
da una periodica “pulizia” effettuata in passato sulla base
di discutibilissimi criteri di gestione e di manutenzione. Nella
fascia arborea e arbustiva di più fitta vegetazione è abbondante
la presenza di Hedera belix (edera), Smilax aspera (smilace)
e Ruscus aculeatus (pungitopo) mentre nelle aree più aperte
sono prevalenti le praterie di steppa litoranea con vaste zone
di macchia composte in prevalenza da cisto di Creta (Cistus
creticus) e da lentisco (Pistacia lentlscus). Nelle zone più
esterne l’azione dell’uomo è stata piuttosto invasiva con la
realizzazione di costruzioni, camping e piste di accesso. L’agricoltura
ha inoltre a lungo assediato la lecceta anche se negli ultimi
anni l’abbandono di alcuni campi ha favorito l’erpetofauna,
in particolare, come vedremo meglio più avanti, Testudo hermanni
hermanni. Tra i fattori negativi dell’azione antropica vanno
anche ricordati gli incendi, non infrequenti, quasi sempre originati,
dolosamente o involontariamente, dall’uomo e dalle sue attività.
Il bosco è orientato verso Est in direzione del mare Adriatico,
e si allarga, con ampi squarci, per oltre 4 km sino alla foce
del fiume Sangro, in direzione Nord - Nord Est. Nel perimetro
della Riserva sono presenti piccoli rigagnoli temporanei e vasche
per la raccolta dell’acqua realizzate dall’uomo, in particolare
nelle aree di confine del bosco. All’interno si formano in primavera
stagni temporanei che perdurano più o meno a lungo in relazione
all’andamento climatico stagionale: di norma non oltre le prime
settimane dell’estate, talvolta sino all’inizio dell’autunno.
L’ERPETOFAUNA DELLA LECCETA DI TORINO DI SANGRO
Le specie presenti nel territorio
Mancano studi specifici già pubblicati su Anfibi e Rettili nel
territorio della Riserva Naturale Guidata “Lecceta di Torino
di Sangro”,fatta eccezione per pochi lavori su Testudo h. hermanni
(Di Tizio, 1991 e 2001; Di Tizio e Di Francesco, 2004) e per
qualche cenno di dubbia attendibilità in pubblicazioni di promozione
turistica. Il presente lavoro si propone di presentare un primo
censimento delle specie di cui è stata sin qui accertata la
presenza, che possa servire da punto di riferimento per ulteriori
più approfondite ricerche, sia sull’intera fauna erpetologica
sia su singole specie o su gruppi di specie.
Amphibia
Nel territorio della provincia di Chieti risultano sino a oggi
segnalate 12 specie di anfibi qui di seguito elencate:
| Specie di Anfibi | Codice Shi |
|---|---|
| Salamandra s. gigliolii | SALGIG |
| Salamandrina persplcillata | SALPER |
| Triturus carnlfex | TRICAR |
| Lissotritofl (friturus) itallcus | TRTITA |
| Lissotriton (Triturus) vulgaris meridionalis | TRTVUL |
| Bombina pachypus | BOMPAC |
| Hyla Intermedia | HYLINT |
| Bufo bufo splnosus | BUFBUF |
| Bufo v. viridis | BUFVIR |
| Rana clalmatina | RANDAL |
| Rana italica | RANITA |
| Rana sinkl. Jispanica e Rana bergeri | RANHIS |
Tra queste solo i seguenti Anfibi Anuri sono stati direttamente osservati nel territorio della Lecceta di Torino di Sangro:
- Bufo bufo spinosus (rospo comune)
- Bufo v. viridiss (rospo smeraldino)
- Rana kl. hispanica e Rana bergeri (rane verdi)
- Hyla intermedia (raganella)
Reptilia
Sono diciannove, allo stato attuale delle nostre conoscenze,
le specie di rettili presenti nel territorio della provincia
di Chieti. Le elenchiamo qui di seguito:
| Specie di Rettili | Codice Shi |
|---|---|
| Emys orbicularis | EMYORB |
| Trachemys scripta elegans (allo ctona) | TRASCR |
| Testudo h. hermannj | TESHER |
| Anguisffragilis | ANGFRA |
| Chalcides chalcicles | CHACHA |
| Hemidactylus t. turcicus | HEMTUR |
| Tarentola m. mauritanica | TARMAU |
| Lacerta bilineata | LACBIL |
| Podarcis muralis | PODMUR |
| Podarcis sicula campestris | PODSIC |
| Hierophis viridiflavus | HIEVIR |
| Coronella austriaca | CORAUS |
| Coronella girondica | CORGIR |
| Zamenis longissimus | ZAMLON |
| Elaphe q. quatuorlineata | ELAQUA |
| Natrix natrix belvetica | NATNAT |
| Natrix t. tessellata | NATTES |
| Vipera aspis francisciredi | VIPASP |
| Vipera ursinii | VIPURS |
Nel territorio della Lecceta o nelle aree immediatamente circostanti sono state invece personalmente osservate le seguenti specie:
- Podarcis sicula campestris (lucertola comune)
- Podarcis muraliS (lucertola muraiola)
- Lacerta bilineata (ramarro)
- NatriX natriX belvetica (biscia comune)
- HlerophiS virldlflavus (biacco)
- ZameniS i. longissimus ( saettone, colubro di Esculapio)
- Vipera aspisfrancisciredi (vipera comune)
- Testudo b. bermanni (testuggine comune)
Le seguenti specie sono state segnalate e la loro presenza viene, ritenuta probabile o quanto meno dall’autore:
- Anguis fragilis fragilis (orbettino)
- Hemydactylus turcicus (geco verrucoso)
- Tarentula m. mauritaniica (geco comune)
- Elaphe q. quatuorlineata (cervone)
- Coronella girondica (colubro di Riccioli)
ANALISI DELLE SPECIE GEONEMIA e GENERALE E STATUS
Nel presente paragrafo vengono prese in esame alcune tematiche
riguardanti lo status, la distribuzio- ne nel territorio e l’habitat
delle specie la cui presenza è stata accertata o ipotizzata
nel territorio della Riserva o nelle aree contigue.
Bufo bufo spinosus (rospo comune)
GEONEMIA. Speciee eurocentrsiatica-maghebrina, il rospo comune è presente ovunque in Italia esclusa la Sardegna, dove tuttavia sono noti reperti fossili attribuiti a questa specie (Giacoma & Castellano, 2006). In Abruzzo è comune e uniformemente presente dal livello del mare sino ai 1817 m del lago nell’Aquilano (Naviglio, 1984) in ogni tipo di ambiente costiero, collinare e montano, in acque fermente correnti.
SITUAZIONE GENERALE. Con i suoi 10 (maschi)-l8\20 (femmine) cm di taglia massima, è il più Bufonidi europei. Ben conosciufo anche dai n~n esperti, è tuttora abbastanza diffuso grazie a capacità di adattarsi anche ad ambienti antropizzati,Viene frequentemente ucciso sulle strade asfaltate le migrazioni verso e dai siti riproduttivi o anche dai mezzi agricoli impegnati nei campi coltivati.
SITUAZIONE NELLA RISERVA. Relativamente abbondante ai margini del bosco e nelle contigue aree agricole. È stato rinvenuto sia in primavera estate nelle raccolte d’acqua temporanee e perenni (adulti, adulti in accoppiamento, uova e girini), sia tra l’inizio della primavera e il tardo autunno nelle aree agricole, negli incolti e nella fascia marginale della Lecceta, individui giovani e adulti, in attività o vittime dei mezzi agricoli. La specie, come gli altri anfibi di cui di seguito ci occuperemo, va tutelata evitando la distruzione e l’avvelenamento del suo habitat anche oltre il confine della Riserva, almeno in tutto il territorio di Torino di Sangro attraverso una accorta politica ambientale.
Bufo v.viridis (rospo smeraldino)
GEONEMIA. Specie politipica distribuita dall’Asia minore all’Europa
e al1’Italia. Nel nostro Paese, dov’è presente esclusivamente
la sottospecie nominale (Bologna & Giacoma, 2006), è diffusa
in tutte le regioni continentali e peninsulari, in Sardegna,
in Sicilia e in numerose isole minori. Meno frequente del rospo
comune, può essere localmente anche abbondante. In Abruzzo la
sua presenza, mediamente scarsa, è stata rilevata soprattutto
nelle aree costiere, in particolare in provincia di Chieti.
Dal livello del mare sino intorno ai 1300 m (altitudine massima
per l’Italia peninsulare: 1310-1330 sui monti Simbruini, nel
Lazio — Romano, 2003).
SITUAZIONE GENERALE. Eurialina, con tolleranza a concentrazioni
di sale sino a 20 g/l (Tripepi et al., 1999), sembra avere una
spiccata predilezione per ambienti sabbiosi, umidi e/o asciutti
Frequente nei siti antropizzati, persino nelle aree centrali
delle città, non sembra una specie in regresso Le segnalazioni
numericamente scarse in Abruzzo sono probabilmente da attribuire
a carenza di ricerche oltre che alle abitudini principalmente
notturne della specie, che ne rendono talvolta difficile l’osservazione
SITUAZIONE NELLA RISERVA. Non esistono, nella Riserva e neppure
in Abruzzo, dati specifici a medio e lungo termine sulla specie.
La sua presenza nella Lecceta, in particolare nelle aree marginali
e nel territorio circostante, compresa l’area tra il bosco e
il mare Adriatico, è certa, ma non si conosce al momento la
densità di popolazione né sono stati compiuti studi sul suo
ciclo annuale, sulla fenologia e sulla biologia riproduttiva.
Hyla intermedia (raganella)
GEONEMIA. Specie endemica della regione italiana, è stata recentemente
distinta da Hyla arborea (presente in Italia soltanto nel settore
orientale del FriuliVenezia Giulia) sulla base di studi genetici
(Nascetti et aL, 1995). È diffusa in tutta l’Italia continentale
e peninsulare (esclusa la Liguria occidentale e la Valle d’Aosta,
dove potrebbe essere estinta) e in Sicilia. In Abruzzo è presente
in corsi d’acqua e bacini, naturali e/o artificiali, di piccola
e media dimensione, caratterizzati da ricca vegetazione riparia,
dal livello del mare sino ai 1589 m di lago Vivo.
SITUAZIONE GENERALE. È una delle poche specie erpetologiche
non perseguitate direttamente dall’uomo, alla cui osservazione
di sovente sfugge per le abitudini di vita spiccatamente arboree.
Molte popolazioni sono tuttavia in regresso, in particolare
negli habitat di pianura, per la bonifica delle zone umide e
per l’ancora eccessivo uso di pesticidi in agricoltura.
SITUAZIONE NELLA RISERVA. Presente e abbondante nelle raccolte
d’acqua periodiche che si formano abitualmente in primavera-estate.
Di rilievo la presenza percentualmente rilevante di individui
con colorazione azzurra.
Rana bergeri e Rana kl. hispanica (rane verdi)
GEONEMIA. La distribuzione e la tassonomia delle rane verdi
rappresenta un complesso problema tuttora irrisolto, sia per
le difficoltà di riconoscere in natura le specie ibride ibridogenetiche
(Rana klepton hispanica, Rana klepton esclulenta) da quelle
non-ibride (Rana bergeri, Rana lessonae), sia per la presenza
in Italia anche di specie alloctone introdotte dall’uomo a scopi
alimentari nel corso del ‘900 (Capula, 2006).Vengono per questo
abitualmente trattate in gruppo. In Abruzzo sarebbero presenti
Rana bergeri e Rana kl. hispanica, con predominanza di quest’ultima,
forma ibrida con una più ampia valenza ecologica, nelle aree
maggiormente antropizzate. Dal livello del mare sino, in Abruzzo,
ai 1817 m del lago Pantaniello, nel Parco Nazionale d’Abruzzo,
Lazio e Mouse (FerriV., 2000, com. pers.).
SITUAZIONE GENERALE. A parte le difficoltà di identificazione
di cui s’è detto, le rane verdi rappresentano in Abruzzo una
specie relativamente abbondante, nei più disparati ambienti,
anche in zone con forte presenza dell’uomo. Le due forme sono
entrambe decisamente igrofile, portandosi a terra quasi solo
nella fase di latenza (ottobre-marzo).
SITUAZIONE NELLA RISERVA. Presenti e relativamente abbondanti
nelle raccolte d’acqua a scopo irriguo, in particolare sul fronte
del bosco prospiciente alla costa del mare Adriatico, le rane
verdi meriterebbero da parte degli studiosi una attenzione decisamente
maggiore di quella avuta sino a oggi in Abruzzo, anche se questa
dovrebbe forse principalmente concentrarsi in altre riserve,
con maggiore presenza di corpi idrici.
Triturus carnifex (tritone crestato italiano)
GEONEMIA. Diffuso nell’Italia continentale e peninsulare, tranne
che nelle aree particolarmente montagnose e con altitudine elevata.
In alcune aree raro e localizzato, per condizioni climatiche
sfavorevoli o per l’alterazione dei suoi habitat (Andreone &
Marconi, 2006). In Abruzzo è segnalato in tutte le province
ma in maniera discontinua, forse per carenza di ricerche. Dai
40 metri s.l.m. della bassa vallata del fiume Pescara, all’altezza
di Chieti Scalo (oss. pers.) ai 1817 m del Lago Pantaniello
(Naviglio, 1984).
SITUAZIONE GENERALE. Il più serio problema per la sopravvivenza
di questo tritone è rappresentato dalle trasformazioni ambientali
che ne compromettono gli habitat e dall’uso dei pesticidi in
agricoltura.
SITUAZIONE NELLA RISERVA. La presenza della specie nel territorio
della Riserva ha bisogno di adeguate conferme. Se ciò dovesse
avvenire sarà necessario una azione di tutela attraverso la
salvaguardia delle pozze, periodiche e non, utilizzate per la
riproduzione.
Rettili
La testuggine comune Testudo h. hermanni è senza dubbio alcuno
il rettile di maggiore interesse nell’ambito dell’erpetofauna
della Lecceta di Torino di Sangro. Questa Riserva Naturale Guidata
è infatti l’unico sito abruzzese sin qui conosciuto nel quale
la testuggine di Hermann è oggi presente con una popolazione
vitale.La specie sarà per questo trattata a parte in un apposito
paragrafo. Qui vengono invece analizzati geonemia e situazione
degli altri rettili noti nell’ area.
Podarcis sicula campestris (lucertola campestre)
GEONEMIA. Diffusa nell’Italia continentale, in Sicilia, Sardegna
e in numerose isole minori anche in Adriatico, oltre che sulle
coste di Slovenia e Croazia, incluse molte isole dalmate e alcune
aree del Montenegro; è stata introdotta in diverse aree europee,
nordafricane e negli USA ((Corti, 2006). La forma nominale è
presente nel Sud della Penisola e in Sicilia, la sottospecie
campestris nell’Italia continentale e centrale,Abruzzo compreso.
Nella nostra regione è segnalata dal livello del mare sino a
oltre 1400 m di altitudine. È stata osservata nel porto di Ortona
sul lato esterno del molo Saraceni spostarsi a nuoto tra uno
scoglio e l’altro nonostante fosse possibile anche il trasferimento
diretto via terra (Di Francesco, 1993, in verbis).
SITUAZIONE GENERALE. Occupa una grande varietà di ambienti e
può essere certamente ritenuto il lacertide mediterraneo con
le maggiori capacità di adattamento (Corti, 2006), In Abruzzo
è comune e abbondante.
SITUAZIONE NELLA RISERVA. La lucertola campestre è largamente
diffusa nell’area della Riserva e nelle campagne circostanti.
Non sembra avere bisogno di particolari e mirate iniziative
di protezione.
Podarcis muralis (lucertola muraiola)
GEONEMIA. Presente in buona parte dell’Europa, la lucertola
muraiola è segnalata nell’Italia continentale e peninsulare
ma non in Sicilia e in Sardegna. In Abruzzo è stata osservata
dalla fascia collinare (300 m s.l.m circa) sino a oltre 1500
m di altitudine.
SITUAZIONE GENERALE. Specie ampiamente distribuita nelle regioni
settentrionali e centrali d’Italia. In Abruzzo meno comune rispetto
a Podarcis sicula campestris, con la quale di frequente convive.
Può essere prevalen te, e spesso lo è, nelle zone a maggiore
altitudine.
SITUAZIONE NELLA RISERVA. Osservata con discreta frequenza in
particolare negli ambienti antropizzati, anche la lucertola
muraiola è presente con pppolazioni abbondanti e non sembra
avere al momento bisogno di particolari iniziative di tutela.
Lacerta bilineata (ramarro)
GEONEMIA. Lo stato tassonomico dei ramarri europei è stato recentemente
rivisto con la definizione di due diverse specie: Lacerta bilineata
per le popolazioni dell’Europa occidentale, Lacerta viridis
per quelle dell’Europa orientale. In Italia è diffusa, nelle
regioni continentali e peninsulari, in Sicilia e nell’isola
d’Elba, Lacerta bilineata, salvo una ristretta fascia di ibridazione,
al confine con la Slovenia, dove le sue specie sono a contatto.
In Abruzzo è presente dal livello del mare sino a oltre 1700
m di quota.
SITUAZIONE GENERALE. Abbastanza comune in ogni tipo di ambiente,
con popolazioni anche numerose, nelle campagne cos’i come in
siti oltre i 1000 m (ad es. nella zona del Valico della Forchetta),
si spinge pure in ambienti antropizzati. Il ramarro è protagonista
di numerose leggende popolari ed è da molti, erroneamente, ritenuto
velenoso e per questo temuto e ucciso. Notevolmente coraggioso,
può attaccare persino l’uomo se non trova via di scampo della
fuga e può mordere se incautamente maneggiato, ma non è in grado
di infliggere danni di una qualche importanza.
SITUAZIONE NELLA RISERVA. Non sembra particolarmente numeroso
nell’area della Lecceta, mentre è più comune nelle campagne
circostanti e anche nella stretta vallata litoranea Adriatica
oltre che nella piana del fiume Sangro.
Natrix natrix belvetica (biscia dal collare)
GEONEMIA. Presente in gran parte dell’Europa, nel nostro Paese
è segnalata e abbondante nelle regioni continentali e peninsulari,
in Sicilia e nell’isola d’Elba. In Sardegna sembra invece piuttosto
rara. Complessivamente contende al biacco il primato di più
diffuso serpente italiano. Dal livello del mare sino a 2300
m sulle Alpi (Gentilli & Scali, 2006). È tra le natrici italiane
quella meno legata all’acqua, ma è stata osservata anche in
mare (Lanza, 1983). Frequenta una grande varietà di ambienti.
Gli individui più grandi, le femmine in particolare, si allontanano
molto dall’acqua e frequentano diversi tipi di ambiente talvolta
anche aridi: boschi, prati, pascoli, aree rocciose e pure zone
antropizzate.
SITUAZIONE GENERALE. La specie in Italia è osservabile durante
l’intero corso dell’anno, ma il 98% degli incontri avviene tra
marzo e ottobre con picchi tra maggio e giugno (Gentilli & Scali,
2006). È un serpente che non appare minacciato nei suoi aerali
italiani, salvo quelli sardi, dov’è molto localizzata. Diffusa
in tutto l’Abruzzo. È incapace di mordere ma per spaventare
l’aggressore può sibilare e mimare un attacco; se si sente perduta
può fingersi morta ed è anche in grado, come arma di difesa,
di emettere dalla cloaca insieme alle feci un escreto fetido
che disgusta e allontana i predatori.
SITUAZIONE NELLA RISERVA. Nella Lecceta è stata solo occasionalmente
segnalata mentre è stata osservata nelle campagne circostanti,
in località Le Morge e lungo l’intera vallata del fiume Sangro,
anche nel tratto prospiciente la Riserva.
Hierophis viridiflavus (biacco)
GEONEMIA. Il biacco è diffuso in diverse regioni d’Europa e
in tutta Italia: regioni continentali e peninsulari, Sardegna,
Sicilia e la gran parte delle isole minori. Dal livello del
mare sino a oltre 1500 m di altitudine. Il record sulle Alpi
è a quota 2100 metri, sull’Appennino a 1820, nella Serra Rocca-Chiarano,
a nord del Lago di Barrea (Muller, 1974), in Abruzzo.
SITUAZIONE GENERALE. In Italia è comune e abbondante e non sembra
presentare particolari problemi di conservazione, A livello
europeo è comunque inserito tra le specie minacciate ed è salvaguardato
dalla Convenzione di Berna e dalla direttiva Habitat. Di indole
particolarmente battagliera, è forse il serpente più comune
e più conosciuto in Abruzzo, dov’è presente in ogni tipo d’ambiente,
persino negli incolti e nei giardini urbani. Con l’aumentare
dell’altitudine le segnalazioni tendono a diradarsi.
SITUAZIONE NELLA RISERVA. È la specie più frequentemente osservata
nel territorio della Riserva, sia nelle radure e a margine dei
sentieri, sia all’interno del bosco, sia nelle zone di confine
e nelle campagne circostanti. Nel territorio di Torino di Sangro
è particolarmente frequente il fenotipo a dorso nero, un tempo
erroneamente ritenuto una sottospecie a sé stante (H. v. carbonarius)
, ma sono stati osservati anche individui con la tipica colorazione
giallo-verde.
Zamenis i. longissimus (saettone; colubro d’Esculapio)
GEONEMIA. Europa meridionale dai Pirenei al Mar Caspio. In Italia
nelle regioni settentrionali e centrali sino al Molise e alla
Campania, mentre in quelle meridionali è presente l’affine Zamenis
lineatus. La sua distribuzione è legata in Italia ai settori
collinari e di bassa montagna (Razzetti & Zanghellini, 2006).
In Abruzzo è nota al momento esclusivamente la presenza di Zamenis
longissimus, nonostante specifiche ricerche, negli anni passati,
tese a individuare, in particolare nelle aree più a sud della
regione, eventuali esemplari della specie meridionale.
SITUAZIONE GENERALE. Sacro al dio greco e romano della medicina
(rispettivamente Asclepio ed Esculapio), è questo il serpente
ritratto nelle insegne delle farmacie, In Italia sembra distribuito
con buona continuità e, nonostante un comportamento alquanto
elusivo e una livrea mimetica, osservato con discreta frequenza.
SITUAZIONE NELLA RISERVA. Nel territorio della Riserva sono
stati osservati sia giovani sia adulti. È tuttavia più frequente
al di fuori dell’area protetta, in particolare negli incolti
in prossimità dei nuclei abitati e/o delle abitazioni isolate.
Vipera aspis francisciredi (vipera comune)
GEONEMIA. È con le sue diverse sottospecie ampiamente diffusa
nell’Europa occidentale. In Italia è abbondante in tutto il
nord, il centro e la Sicilia, nelle zone montuose e collinari,
alpine e appennini-che, mentre appare in rarefazione nelle zone
planiziali (Zuffi, 2006). Nel nostro Paese sono presenti tre
sottospecie: Vipera aspis atra in Valle d’Aosta e Piemonte sino
ai confini con Lombardia e Ligu-ria Vipera aspis francisciredi
nell’isola d’Elba e nella vasta area che va dal nord est del
Paese sino alla Campania e al Gargano, Abruzzo compreso; Vipera
aspis hugyi nel resto dell’Italia peninsulare, in Sicilia e
nell’isola di Montecristo (Zuffi & Bonnet, 1999). InAbruzzo
è diffusa in modo sparso da poche decine sino a 2000 metri di
altitudine, in tutto il territorio regionale. Nelle aree costiere,
le più densamente popolate dall’uomo, è invece probabilmente
estinta così come nelle zone collinari più intensamente antropizzate,
con centri abitati e intensa attività agricola.
SITUAZIONE GENERALE. Le popolazioni di Vipera aspis appaiono
di frequente numericamente ridotte a causa delle persecuzioni
cui la specie è da sempre soggetta a dispetto delle leggi (in
Abruzzo la l.r. 50/1993, attualmente in fase di revisione) che
formalmente la proteggono.
SITUAZIONE NELLA RISERVA. La sua presenza è stata segnala nelle
aree marginali nel bosco e in particolare nei pressi del cimitero
di guerra inglese (oss. pers). Le aree a più fitta copertura
arborea, per la carenza di zone adatte al riscaldamento, appaiono
poco adatte alla sua diffusione. Anche nel territorio di Torino
di Sangro Vipera aspis francisciredi è specie temuta ben oltre
la sua reale pericolosità e per questo minacciata. È consigliabile
e auspicabile la diffusione di informazioni corrette tra la
popolazione residente e i visitatori attraverso la stampa e
la diffusione di un depliant illustrato e/o di poster sul tema
per ricondurre quello che viene scorrettamente definito il “problema
vipere” alle sue reali dimensioni evitando così anche le indiscriminate
uccisioni di serpenti che peraltro coinvolgono quasi sempre
anche e soprattutto colubri innocui.
Anguis f.fragilis (orbettino)
GEONEMIA. Diffuso in quasi tutta l’Europa e in alcune regioni
asiatiche,Anguis fragilis è presente in Italia nelle regioni
continentali e in quelle peninsulari, ma non nelle isole, né
Sardegna e Sicilia né in quelle minori. In Sicilia in verità
è stato in passato segnalato ma la sua presenza non è confermata
dalle più recenti ricerche (Zanghellini, 2006). In Abruzzo dal
livello del mare sino a 1700 m di quota.
SITUAZIONE GENERALE. Tipico abitante dei prati, l’orbettino
soffre la rarefazione dei suoi habitat preferenziali. Appare
tuttavia al momento ben diffuso nel territorio nazionale anche
se le abitudini fossorie ne rendono alquanto problematica l’osservazione.
Probabilmente in Abruzzo è più diffuso di quanto le segnalazioni
sin qui raccolte lascino ipotizzare.
SITUAZIONE NELLA RISERVA. Mai direttamente osservato dall’autore,
ma segnalato da osservatori non specializzati. Probabilmente
presente, in particolare nelle aree marginali e all’interno
del bosco. Le conoscenze sulla presenza e le abitudini di vita
della specie all’interno della Riserva meritano un adeguato
approfondimento.
Hemydactilus turcicus (geco verrucoso)
GEONEMIA. Specie mediterranea, acclimatata anche in altre regioni.
In Italia è presente in tutte le aree costiere e in tutte le
isole, con un maggior numero di popolazioni sul versante tirrenico;
si spinge anche nelle aree interne, soprattutto nell’Italia
centro meridionale (Venchi, 2006). In Abruzzo è accertata la
presenza in alcuni paesi della valle Peligna e nel sud della
provincia di Chieti (Marina di Vasto). Non risultano al momento
confermate le segnalazioni meno recenti relative al litorale
del Pescarese.
SITUAZIONE GENERALE. Altamente sinantropica, si osserva facilmente
sulle abitazioni dell’uomo oltre che in ambienti naturali. Nei
siti in cui è segnalato è di norma abbondante. In Abruzzo, allo
stato attuale delle conoscenze disponibili, ha diffusione discontinua
e localizzata.
SITUAZIONE NELLA RISERVA. Mai direttamente osservato, il geco
verrucoso potrebbe tuttavia essere presente. Una ipotesi che
merita adeguata verifica in particolare dopo la recente casuale
individuazione della specie a Vasto Marina.
Tarentola m. mauritanica (geco comune; tarantola)
GEONEMIA. Nelle regioni che circondano il Mare Mediterraneo,
ma anche (introdotta) in alcune località dell’America Settentrionale
e Meridionale. In Italia lungo tutte le coste, in Sardegna,
Sicilia e nelle isole minori. Si spinge anche all’interno, in
zone caratterizzate da inverni miti, in particolare nelle regioni
del centro e del sud. In alcune aree interne del Nord del Paese
è stato accidentalmente introdotto ed è oggi acclimatato.
SITUAZIONE GENERALE. Presente in tutte le aree antropizzate,
comprese le grandi città, la specie appare in fase di espansione
anche per una migliore conoscenza delle sua caratteristiche.
Associato nel Medio Evo a pratiche di magia e da molti considerato
orripilante e, a torto, velenoso, questo innocuo sauro è stato
infatti a lungo inutilmente perseguitato, mentre oggi si tende
quanto meno a tollerano. Non è considerata specie in pericolo,
ma le conoscenze sulla sua reale diffusione andrebbero comunque
approfondite.
SITUAZIONE NELLA RISERVA. La sua presenza, in particolare nelle
abitazioni ai margini del bosco, è da ritenere estremamente
probabile. Sarà importante da parte della Direzione della Riserva,
organizzare ricerche mirate.
Elaphe q. quatuorlineata (cervone)
GEONEMIA. Specie politipica, Elaphe quatuorlineata è una entità
appenninico balcanica, distribuita oltre che in Italia (dov’è
presente la sottospecie nominale) nelle regioni delle ex Jugoslavia,
in Albania, Bulgaria e Grecia. Nel nostro Paese il cervone è
segnalato in maniera disomogenea nelle regioni centro meridionali.
È il più grande tra i serpenti italiani, potendo superare i
due metri di lunghezza. Principale protagonista della feste
dei serpari, a Cocullo (AQ), è probabilmente il serpente più
rappresentativo della erpetofauna abruzzese. Nella Regione è
presente oggi in maniera localizzata e con popolazioni ridotte,
dal livello del mare sino a circa 1200 m.
SITUAZIONE GENERALE. Poco frequente in tutti i siti in cui è
presente in Italia, soffre, oltre che per le uccisioni dirette,
volontarie e non (traffico stradale) e per la cattura, in particolare
in passato, a scopo terraristico, anche e soprattutto per le
alterazioni ambientali. È protetto dalla Convenzione di Berna
e dalla direttiva Habitat. Oggetto di molte leggende: tra l’altro
è considerato ghiotto di latte a tal punto da cercare le culle
dei neonati per ingerire il latte rimasto sulle loro labbra.
SITUAZIONE NELLA RISERVA. Sino a oggi mai direttamente osservato
dall’ autore, la specie è tuttavia segnalata in diversi siti
della provincia di Chieti, per cui la sua presenza nella riserva
è da ritenere possibile e comunque meritevole di verifica.
Coronella girondica (colubro di Riccioli)
GEONEMIA. Distribuzione mediterraneo-occidentale. In Italia
nelle regioni nord occidentali e nella fascia appenninica sino
alla Campania e al Gargano, più comune sulla fascia tirrenica.
Termoxerofi-la, predilige zone pietrose poste su versanti soleggiati
(Razzetti & Bonini, 2006). In Abruzzo la specie è nota solo
in poche stazioni, probabilmente anche perché elusivo e di difficile
osservazione.
SITUAZIONE GENERALE. Comune in alcune aree, localizzata e in
declino in altre.
SITUAZIONE NELLA RISERVA. In Abruzzo, allo stato attuale delle
conoscenze, è specie piuttosto rara. Se la sua presenza nell’area
della Lecceta sarà confermata, il colubro di Riccioli dovrà
essere adeguatamente tutelato.
LA TESTUGGINE DI HERMANN
L’emergenza erpetologica di maggiore rilievo nel territorio
della Riserva è rappresentata dalla presenza di una popolazione
autoctona di Testudo hermanni hermanni Gmelin, 1789. Tale popolazione
è stata tenuta sotto controllo dall’autore, insieme a Nicoletta
Di Francesco e con altre collaborazioni, in particolare nel
ventennio 1981-2000 ma pure negli anni successivi. Le ricerche
sono state inquadrate anche nel “Progetto Testudo” (Pellegrini
Ms, 1991) e in quelle avviate a partire dal 1995 per la realizzazione
di un censimento regionale dell’erpetofauna abruzzese (Ferri.
et al., 2000). Ricerche che hanno confermato la presenza oggi
in Abruzzo di una unica popolazione vitale di Testudo h. hermanni,
distribuita in maniera non omogenea sulle colline costiere della
provincia di Chieti tra le foci dei fiumi Sangro e Sinello,
nel territorio del Comune di Torino di Sangro e in particolare
nell’area della Riserva Naturale Guidata “Lecceta di Torino
di Sangro”. Non risulta infatti allo stato attuale delle conoscenze
la presenza di altre popolazioni nel territorio regionale. Le
segnalazioni antecedenti al 1985, considerate «storiche» dalla
SHI e costituite soprattutto da interviste difficilmente verificabili,
pur abbracciando un perimetro più ampio di quello attuale, comprese
alcune aree immediatamente a nord del fiume Sangro, sono essenzialmente
concentrare nel medesimo territorio. La segnalazione relativa
a Penne, nell’Atlante provvisorio della SHI (1996), è dovuta
invece esclusivamente alla presenza in loco del centro di recupero
e raccolta attivato, con la collaborazione dell’autore, dalla
fine degli anni ‘80 presso la Riserva naturale regionale Lago
di Penne, che ha preceduto e poi affiancato il più specifico
centro successivamente realizzato presso la Riserva Lago di
Serranella.
La presenza nel territorio
In passato più Autori hanno ignorato la popolazione abruzzese
ritenendola frutto di immissioni volontarie e involontarie da
altri territori. Esistono invece indizi se non vere e proprie
prove sufficienti ad affermare che questa testuggine è da sempre
presente nell’area della attuale riserva e si può anzi ragionevolmente
pure sostenere che un tempo anche non troppo lontano il suo
aerale di diffusione era notevolmente più esteso, anche a nord
del fiume Sangro, limite ultimo settentrionale della attuale
popolazione. Sono in tal senso significativi sia il nome dialettale
«cistùnie» col quale in tutta l’area frentana si indica la testuggine
(Pellicciotta, 1992), che ricorda una antica denominazione scientifica,
sia la persistenza almeno sino alla fine del secolo scorso,
nella memoria dei più anziani, di tradizionali ricette, oggi
fortunatamente del tutto in disuso, per la realizzazione del
brodo di tartaruga. Una testimonianza antica è invece conservata
ed esposta nel Museo archeologico dell’Abruzzo bizantino e alto
medievale di Crecchio (Ch): si tratta di una testuggine (una
femmina al cui interno sono state ritrovate anche le uova) rinvenuta,
insieme a diversi altri esemplari, in una cisterna, all’interno
di una stratificazione riconducibile al VI secolo d.C. In una
relazione datata 1689, Padre Benedetto Colocci, inviato in Abruzzo
dalla congregazione dell’Oratorio di San Filippo di Roma per
visitare l’abbazia di San Giovanni in Venere e i suoi vasti
possedimenti, si legge invece che «nella selva poco lontano
da Fossacieca (oggi Fossacesia, immediatamente confinante con
la Lecceta di Torino di Sangro, sulla riva nord del fiume) c’è
abbondanza di caprii, cignali, lepri e tarterughe» (Borga, 2000).
In scavi archeologici e studi recenti compiuti nella regione,
tuttora in corso e in attesa di pubblicazione, sono stati invece
rinvenuti resti di carapace certamente risalenti all’ eneolitico
- età del bronzo — e forse anche ad epoche precedenti.
Materiali e metodi
Il lavoro compiuto nel ventennio 1981-2000 e successivamente
pubblicato (Di Tizio e Di Francesco, 2004) è stato svolto attraverso
osservazioni sul campo: controllo e identificazione delle testuggini
reperite nel territorio, tenendo in particolare presenti i seguenti
dati: specie e sottospecie, sesso, età presunta (giovani; sub-adulti;
adulti), condizioni generali di salute. Negli anni 1985-88 è
stata compiuta inoltre una marcatura non invasiva tesa a verificare
il ritmo di accrescimento (larghezza, lunghezza e altezza del
carapace, peso) di alcuni giovani esemplari paragonato a quello
di un gruppo di controllo allevato in condizioni seminaturali
in un recinto. Nel bosco sono state complessivamente compiute
406 osservazioni (media 20,3 per anno), 163 relative a femmine;
180 relative a maschi e 63 a giovani, di sesso indeterminato.
Negli altri siti (undici aerali non immediatamente confinanti
con il bosco ma comunque attigui), esplorati nel triennio 1998-2000
in collabora-zione anche con R. Alessandrelli, le segnalazioni
complessive sono state 83 (media annuale 27,6) tra le quali
34 femmine e altrettanti maschi più 15 giovani. In totale in
venti anni sono state dunque compiute 489 osservazioni (24,4)
tutte relative a Testudo h. hermanni così come qui di seguito
riassunte in due tabelle:
| Anno | Maschi | Femmine | Giovani | Totale | |||
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 1981 | 4 | 5 | 6 | 15 | |||
| 1982 | 1 | 1 | 2 | ||||
| 1983 | 10 | 2 | 14 | 1 | 6 | 1 | 30 |
| 1984 | 7 | 1 | 9 | 3 | 16 | ||
| 1985 | 12 | 3 | 13 | 3 | 7 | 32 | |
| 1986 | 8 | 3 | 8 | 2 | 4 | 3 | 20 |
| 1987 | 11 | 5 | 14 | 4 | 5 | 4 | 30 |
| 1988 | 16 | 3 | 6 | 4 | 3 | 33 | |
| 1989 | 13 | 4 | 2 | 9 | |||
| 1990 | 1 | 2 | 1 | 3 | |||
| 1991 | 5 | 4 | 3 | 12 | |||
| 1992 | 4 | 3 | 7 | ||||
| 1993 | 13 | 2 | 13 | 6 | 7 | 1 | 33 |
| 1994 | 11 | 1 | 14 | 1 | 3 | 28 | |
| 1995 | 9 | 12 | 3 | 2 | 23 | ||
| 1996 | 13 | 15 | 5 | 33 | |||
| 1997 | 8 | 9 | 1 | 17 | |||
| 1998 | 10 | 3 | 8 | 2 | 3 | 21 | |
| 1999 | 7 | 12 | 1 | 4 | 23 | ||
| 2000 | 10 | 1 | 7 | 1 | 2 | 19 | |
| 163 | 180 | 63 | 406 | ||||
| Anno | Maschi | Femmine | Giovani | Totale |
|---|---|---|---|---|
| 1998 | 7 | 7 | 4 | 18 |
| 1999 | 17 | 15 | 10 | 42 |
| 2000 | 10 | 12 | 1 | 23 |
| 34 | 34 | 15 | 83 |
Quadro distributivo, tassonomico e conservazionistico
di Testudo hermanni
Della testuggine di Hermann Testudo hermanni Gmelln, 1789 sono
note due sottospecie:
- Testudo h. hermanni Gmelin, 1789
- Testudo h. boettgeri Mojsisovics, 1889
In relazione all’aerale di distribuzione la prima è occidentale e la seconda orientale, In Italia è prevalentemente diffusa Testudo h. hermanni. In alcune zone confinanti con la Slovenia, in Veneto e lungo il delta del Po è invece presente Th.boettgeri (Ballassina, 1995). Sulla autoctonicità di molte popolazioni italiane è tutta via difficile pronunciarsi (Boui 1986), in particolare a causa della frequente e consistente importazione di esemplari, soprattutto dalla ex Jugoslavia, continuata certamente sino ai primi anni ‘80. La sottospecie presente in Abruzzo è Testudo h. hermanni , pure diffusa, nel territorio italiano, in Toscana, nel Lazio, in Sardegna (dove è stata probabilmente introdotta), in Molise, in Puglia, in Sicilia e, con popolazioni residue, in Emilia-Romagna (due siti nel delta del Po, mentre le popola-zioni del ravennate sono considerate estinte dagli anni ‘70 (Mazzotti et alil, 1999), in Campania e in Calabria. La specie è stata occasionalmente ritrovata in natura anche in altre regioni; si ritiene però che si tratti di individui isolati quasi certamente introdotti dall’uomo (in Liguria, ad esempio; Doria e Salvidio, 1994).
Nel territorio abruzzese in esame sono risultati costantemente presenti sia esemplari in età riproduttiva sia giovani di varie classi di età; nel 1998 e nel 1999 in settembre sono stati nuovamente reperiti anche esemplari con il «dente dell’uovo» (Di Tizio, 2001). Nel periodo oggetto della ricerca e anche oltre (dal 1981 al 2006) sono invece risultati sempre piuttosto rari gli esemplari di età avanzata, il che lascia ipotizzare una durata della vita mediamente inferiore rispetto alle testuggini allevate in cattività, oppure chela predazione antropica o l’uccisione accidentale abbiano una incidenza maggiore sugli esemplari più anziani, forse come diretta conseguenza delle loro dimensioni. La specie è stata più frequentemente reperita in radure e ai margini del bosco nonché in campi incolti anche a forte pendenza, in aree diverse, tra loro vicine ma non contigue, e separate le une dalle altre da terreni coltivati e strade; esemplari di testuggine comune sono stati occasionalmente rinvenuti anche tra i campi e sull’asfalto. Nell’ambito delle ricerche sul campo sono state annotate alcune osservazioni che si ritiene opportuno qui di seguito evidenziare:
Siti ad arenaria e sabbia sembrano essere privilegiati dalla
specie;
La presenza tra la vegetazione di Ficus carica e/o della acclimatata Opuntia ficus-indica e/o di Ampelodesmos maurltanicus sembra
favorire un maggiore addensamento di esemplari;
Il fatto che l’erba ad alto sviluppo Ampelodesmos mauritanicus
(tipica della lecceta degradata da incendio disboscamento) sia
frequente ai margini del bosco e negli aerali circostanti colonizzati
dalla specie, testimonia una estensione in passato notevolmente
maggiore del bosco e consente di ipotizzare che le popolazioni
marginali rispetto all’habitat principale siano rimaste isolate
proprio a causa della riduzione dell’area alberata;
Negli anni 1985, 1994 e 2001 sono state sorprese testuggini
in deposizione già nel mese di aprile. Questo è avvenuto esclusivamente
in aerali esposti a sud, bene insolati e in annate climaticamente
favorevoli. Per quanto riguarda le curve di accrescimento, cui
si è già fatto cenno, elaborate con la marcatura provvisoria
con pennarello cosiddetto “indelebile” di alcuni giovani e condotte
per pochi anni e relative comunque a un numero esiguo di esemplari
(poco significativi dunque sul piano statistico e utili unicamente
a livello esemplificativo), si è evidenziato un aumento di taglia
mediamente costante nei primi due anni con un «picco di accrescimento»
nel terzo anno di vita. Non sono state invece rilevate differenze
sostanziali tra i dati rilevati in natura e quelli del gruppo
di controllo. Fattori di minaccia e proposte per le iniziative
di conservazione più urgenti La sopravvivenza della specie nell’area
della Riserva Naturale Orientata “Lecceta di Torino di Sangro”
può essere, in sintesi, messa in pericolo dalla mancanza di
corridoi naturali tra i vari siti colonizzati; dalla eccessiva
antropizzazione del territorio e dalla possibile riduzione degli
spazi incolti nonché dalla meccanizzazione dell’agricoltura,
dagli incendi, dalla predazione naturale e umana, da attività
estrattiva (cave di sabbia) presente in loco. La presenza della
Riserva può tuttavia rappresentare una svolta di importanza
determinante per la sopravvivenza della popolazione locale di
Testudo h. hermanni, già formalmente protetta, come tutti gli
altri anfibi rettili abruzzesi, dalla Legge regionale 50/1993.
Sarà comunque necessario operare un più accurato censimento
delle località di presenza e delle popolazioni vitali, proteggen-dole
adeguatamente; avviare studi ecologici sulle popolazioni conosciute;
sensibilizzare gli abitanti della zona; promuovere iniziative
divulgative, in particolare rivolte alle scuole.
Ma l’intervento prioritario e di maggiore urgenza è rappresentato
dalla individuazione di una “area di rispetto” nella quale ricomprendere
tutti i siti e le contrade di Torino di Sangro al di fuori della
zona protetta quali la specie è tuttora presente. È stata tra
l’altro individuata di frequente in terreni già agricoli e ora
incolti, nei quali la presenza di alberi da frutta rinselvatichiti,
di prati naturali e di numerosi arbusti contribuiscono alla
formazione di un habitat ideale per la specie e forniscono quanto
serve per l’alimentazione.
Metodologie applicate e suggerite per la costituzione
di un centro regionale di recupero e di allevamento della specie.
Nell’ambito del «Progetto Testudo» varato dalla Regione Abruzzo
in collaborazione con iI WWF e la cooperativa Cogecstre di Penne
sono stati negli anni attivati:
Un «Centro Testudo» presso la Riserva naturale regionale Lago
di Penne per la raccolta e la stabulazione esemplari di testuggine
terrestre comune donati da privati o in altro modo acquisiti,
ma di incerta provenienza. Vengono qui allevate, per fini didattici,
Testudo hermanni non certamente autoctone o Testudo altre specie;
Un «Centro Testudo» presso la Riserva naturale regionale di Serranella (geograficamente contigua all’aera teatino di distribuzione
della specie) dove vengono allevate anche Testudo h. hermanni
sicuramente autoctone.
Non è invece mai stato costituito un “Centro Testudo” nella
Riserva della Lecceta, l’unica in cui la specie è realmente
presente. Se ne suggerisce la creazione, con l’allevamento e
la riproduzione di esemplari certa mente autoctoni, da individuare
attraverso esame fenotipico e verifiche a livello genetico,
senza prelievi in natura ma raccogliendo testuggini in passato
sottratte all’ambiente della Lecceta e a vario titolo detenute.
Avrebbe in tal modo a disposizione un nucleo di riproduttori
in grado di fornire esemplari giovani per future introduzioni
in natura e una sorta di “banca della specie” contro possibili
riduzioni della popolazione naturale a seguito di incendi o
altre calamità. Il “Centro Testudo” dovrà essere realizzato
in sito idoneo, all’interno dell’area protetta. Qui dovrà essere
previsto l’allevamento degli esemplari in condizioni per quanto
possibile naturali, e con un adeguato sistema di protezione
contro la predazione animale e soprattutto umana: doppia recinzione,
sorveglianza diretta con presenza costante e continua di addetti
in situ, sorveglianza indiretta attraverso un sistema di telecamere,
sistemi di identificazione certa degli esemplari allevati per
l’eventuale recupero in caso di furto o smarrimento.
Nei Centro Testudo già esistenti si ritiene opportuno suggerire
per la Riserva Lago di Penne, visti gli obiettivi essenzialmente
didattico-divulgativi, la suddivisione delle testuggini a livello
di specie e sottospecie, ciascuna in un proprio recinto. Analoga
soluzione potrà essere adottata nella Riserva Lago di Serranella
dove le funzioni didattico-divulgative possono essere svolte
da recinti in cui stabulare Testudo h. hermanni sulla cui provenienza
«abruzzese» sussistano anche minimi dubbi e/o altre specie e
sottospecie. A Serranella è tuttavia consigliabile la permanenza
di un recinto riservato ad esemplari abruzzesi, maggiormente
protetto dalla predazione e del tutto inibito alle visite, nel
quale si dovrà cercare di realizzare un habitat quanto più possibile
simile a quello naturale, secondo le linee operative già in
atto. Questo “recinto riservato” dovrebbe svolgere funzioni
analoghe a quelle del Centro Testudo previsto a Torino di Sangro,
rappresentando una seconda “banca della specie” per un progetto
da svolgere in sinergia e in collaborazione tra le due Riserve,
con raddoppiate possibilità di successo.
Priorità
Tutte le specie di anfibi e rettili presenti nella Riserva sono
protette nel territorio abruzzese dalla legge regionale 50/1993,
che ne vieta l’uccisione, la cattura e la detenzione in cattività,
salvo documentate e autorizzate esigenze di studio. Gli anfibi
Bufo bufo e Hyla intermedia e i rettili Testudo hermanni, Lacerta
bilineata, Hierophis viridiflavus, Zamenis longissimus e Natrix
natrix rientrano inoltre tra le “specie di interesse comunitario
che richiedono una protezione rigorosa” (Allegato D previsto
dall’articolo i comma i del D.P.R. 248/97: “Regolamento di attuazione
della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli
habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della
fauna selvatiche”). Testudo hermanni è infine pure tra le specie
a maggiore protezione da parte della Convenzione ~1i Washington
(CITBS). Tutte queste specie, ma anche le altre indicate, dovrebbero
essere tutelate con particolare solerzia nel territorio della
Riserva, in particolare Testudo h. hermanni, proprio per il
fatto che la popolazione della Lecceta e delle aree circostanti
è unica in Abruzzo e tra le poche in Italia, segnatamente nella
fascia Adriatica. La specie era un tempo relativamente abbondante
in diversi siti della provincia di Chieti, nei quali esistono
anzi segnalazioni dirette e indirette relative anche a pochi
decenni or sono (sono in proposito da verificare alcune aree
a nord del fiume Sangro). Oggi, purtroppo, di «abbondanza» sicuramente
non si può più parlare. All’interno della Lecceta di Torino
di Sangro e nelle aree contigue l’autore ritiene tuttavia, in
base alle osservazioni accumulate negli anni, che si possa confermare
l’esistenza di una popolazione vitale in grado con le sue proprie
risorse, se adeguatamente protetta, di crescere sia a livello
numerico sia come aerale colonizzato, Una prospettiva e un obiettivo
che la Riserva Naturale Orientata non può e non deve farsi sfuggire.
(Luciano Di Tizio)
